La 28a Proposte ritorna a Cernobbio

28a Proposte
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Da lunedì 27 a mercoledì 29 aprile ritorna a Villa Erba di Cernobbio la 28a Proposte, edizione 2020 dell’evento a livello internazionale dedicato ai tessuti d’arredamento e ai tendaggi.

Nata nel 1993, 28a Proposte è una fiera specializzata e selettiva. Specializzata perché accoglie come espositori soltanto diretti produttori di tessuto d’arredamento e di tendaggio; selettiva perché gli espositori condividono almeno tre caratteristiche: la qualificazione delle rispettive aziende e dei rispettivi prodotti, la correttezza professionale, l’impegno di ricerca e sperimentazione nel campo estetico e in quello tecnologico.

La 28a Proposte è a ingresso gratuito riservata agli operatori del settore come editori tessili, produttori di mobili imbottiti, grossisti, converter, grandi catene di distribuzione, operatori del contract.

Anche quest’anno la 28a Proposte avrà luogo da lunedì a mercoledì e non più da mercoledì a venerdì, mentre rimangono invariati gli orari: 27 e 28 aprile dalle 9,00 alle18,00, il 29 aprile dalle 9,00 alle16,00.

Un cambio di data spiegato dal nuovo presidente del cda della 28a Proposte, Piercarlo Viganò: «Visto il successo riscontrato lo scorso anno con la scelta delle date, abbiamo deciso di confermare i tre giorni di Proposte in coda e senza soluzione di continuità con il Salone Internazionale del Mobile di Milano. Domenica 26 aprile terminerà la manifestazione milanese, lunedì 27 si apriranno i cancelli del Centro Congressuale Espositivo Villa Erba per la 28a Proposte, struttura polivalente e tecnologicamente avanzata».

Una nuova immagine

Non solo cambio di date per la 28a Proposte. Altra novità infatti riguarda l’immagine, affidata quest’anno all’illustratore Agostino Iacurci. Artista multidisciplinare di origine italiana ma residente a Berlino, conosciuto in tutto il mondo per le sue sorprendenti forme e narrazioni a più livelli.

«Nell’ ideare il poster della 28a Proposte– ha spiegato Iacurci – ho ragionato sui tessuti intesi come strumento per raccontare delle storie grazie alla loro capacità di trasformare spazi e oggetti. Mentre pensavo a questa idea mi è venuta in mente la Poltrona di Proust  (1978) di Alessandro Mendini, e l’idea di re-design all’origine di quel progetto.  Da lì ho quindi immaginato di mettere al centro della scena, incrociata teatralmente da due tende tenute aperte da passamanerie, una poltrona dall’aspetto classico in cui ciascun elemento, braccioli, schienale e seduta, ha un tessuto e una decorazione diversa che contribuisce a generare l’identità internazionale, multiculturale e aperta dell’oggetto e dell’evento».